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Napoli, sabato 19 settembre

Foto A. Zarcone
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Mezzi pubblici, non basta il buonsenso necessari anche i controllori a bordo

Il Presidente

Nella cosiddetta “fase 2”, appena iniziata, dell’emergenza dovremmo saper trarre insegnamento dalla “fase 1” nella quale tutti, o molti, si sono cimentati nello smart working, ovvero nel lavoro facile, che sarà il leitmotiv della “fase 3”, cioè quella della “nuova” normalità. Certo, i giovani sono avvantaggiati da un’attitudine naturale avendo avuto, sin da piccoli, contiguità con smartphone, tablet, social e videogames: in pratica, sono nati in un ambiente già attrezzato digitalmente. Ciò ridurrà sempre di più il fabbisogno di mobilità che è prima un esercizio di libertà e poi un mezzo per svolgere tutte le attività umane. Soprattutto è un diritto fondamentale, garantito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dalla Costituzione, che potrà essere soddisfatto con diverse modalità e, in particolare, con una ridotta offerta di trasporto pubblico sufficiente alla bisogna, insieme alla mobilità privata residuale, adibita prevalentemente ad uso diportistico, ricreativo, turistico ecc. Questo è lo scenario futuro di cui serve accelerare il perseguimento. Ora, invece, siamo nell’immediato “post lockdown” dove l’obiettivo primario resta la difesa della salute e della vita. E, perciò, fa bene il Presidente dell’Eav De Gregorio a richiamare e sollecitare la responsabilità di ciascuno, senza però tralasciare il controllo di quei pochi, ci auguriamo, che tale responsabilità verso sé stessi e gli altri, non sentono. E perciò è indispensabile il controllo dell’uso dei dispositivi obbligatori per la prevenzione del rischio sui vettori pubblici (bus, treni, metropolitane, funicolari, navi, aerei ecc.), come mascherine e, anche e soprattutto, guanti. Il rispetto del distanziamento sociale, seppur indicato da appositi marker all’interno dei mezzi pubblici, è veramente difficile da garantire. Perciò abbiamo proposto, già da tempo, ma ancora invano, la presenza di un controllore a bordo per evitare l’accesso agli utenti sforniti dei suddetti dispositivi ed a chi non può trovare un posto a sedere tra quelli disposti a scacchiera, in modo da evitare passeggeri in piedi che, materialmente, non avrebbero la possibilità di rispettare il distanziamento sociale. Ciò si può realizzare con l’utilizzo di personale esuberante delle aziende, vista l’offerta di mobilità ridotta, e già collocato in cassa integrazione. Riduciamo, perciò, al minimo indispensabile le occasioni di contagio, diminuendo le necessità di trasporto pubblico e così limiteremo il “tributo di sangue” che sta versando il nostro Paese.

 

 

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