Napoli, domenica 05 luglio

Foto A. Zarcone
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Umanità e sensibilità: ecco i tifosi napoletani

Il Presidente

L'emergenza del Coronavirus giustamente è diventata la preoccupazione dominante di tutti: autorità, istituzioni e cittadini. L'attenzione, sia pubblica che privata, però, non può appiattirsi solo su questa tragedia, dimenticando altre priorità. La vita continua, deve continuare, non possiamo pensare solo al Covid-19, facendoci prendere dallo sconforto, dalla paura e dal panico, rischiando un male maggiore. Fino a qualche giorno fa teneva banco la devastazione del Pronto Soccorso dell'ospedale Pellegrini, da parte di conoscenti e familiari di un ragazzo ucciso nel corso di un tentativo di rapina. Una scena, purtroppo ricorrente e sempre di attualità, che ha fatto il giro del mondo riproponendo un'immagine disgustosa, feroce e incivile di Napoli. I sentimenti di rabbia e dolore non possono giustificare atti vandalici di inaudita violenza ai danni di un bene comune, tanto più in un momento di emergenza sanitaria come quello attuale che, invece, richiede la massima efficienza proprio dei presidi ospedalieri. E la riapertura a tempo di record dello stesso Pronto Soccorso è stata una grande risposta di funzionalità e responsabilità contro la barbarie e la cultura  criminale. Quella stessa cultura che ha dato vita anche alla sfida contro la caserma dei Carabinieri e, quindi, all'autorità dello Stato.

La morte di un adolescente è sempre una sconfitta per la società, soprattutto se maturata in circostanze violente e per mano di un esponente delle forze dell'ordine poco più grande della vittima. Non è nostra intenzione entrare nel merito di una faccenda su cui farà chiarezza la giustizia. Al di là delle ragioni e dei torti, resta comunque l'atroce dramma di due giovani vite segnate per sempre: una spezzata, che non tornerà più, e l'altra costretta a convivere con le dolorose conseguenze di questo tragico episodio. Il clima di odio che è montato sui social a favore o contro i protagonisti di questa triste storia è un segnale preoccupante di sgretolamento morale: nei linguaggi adottati, infatti, è sempre la violenza a trionfare. Ed in queste condizioni difficilmente si può  affermare e difendere la cultura della legalità. 

Esemplare, invece, è stato il segnale pervenuto dalle curve del San Paolo, durante l'ultima partita di campionato, su cui, francamente, ci saremmo aspettati più attenzione mediatica a livello nazionale. Lo striscione esposto dai tifosi, infatti, era un inno carico di profonda umanità e sensibilità: "Nelle tragedie non c'è rivalità. Uniti contro il Covid-19".  Ecco, in risposta ai beceri cori dei tifosi bresciani della settimana precedente, densi del solito livore contro i napoletani, molti si attendevano reazioni altrettanto volgari e rancorose, in pieno stile "occhio per occhio, dente per dente". Invece, nei sostenitori partenopei hanno prevalso il buon senso ed il sentimento di solidarietà che restano i tratti distintivi di questa città, benché nella rappresentazione oleografica dominante prevalga spesso la "faccia sporca".  Unità di intenti, sensibilità e rispetto per i bisognosi sono i valori da seguire per combattere il male nelle sue diverse declinazioni: sia esso un virus biologico o la criminalità che avvelena la società, fagocitando persino giovani vite senza speranza e prospettive future, cresciute in un humus familiare dedito all'illegalità ed alla violenza. Questo è il messaggio  "pulito" insito in quello striscione che incita ad una lotta comune per superare le avversità non solo straordinarie, ma anche quelle quotidiane. E per far ciò occorre coinvolgere attivamente e responsabilmente la parte sana della società con buoni esempi, strategie, iniziative ed interventi mirati, affinché possa espandere sempre di più il suo raggio di influenza e debellare quelle forze ostili al benessere collettivo, alla legalità ed alla civiltà.