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Napoli, sabato 19 settembre

Foto A. Zarcone
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Mondoauto marzo 2020

MondoAuto

E' trascorso il primo ventennio del Duemila e la questione Bagnoli continua ad essere irrisolta. Dopo anni e anni di dibattiti, progetti ipotizzati e mai realizzati, spreco di risorse, fallimentari società costituite appositamente per l'occasione e poi finite sotto inchiesta della magistratura, si ricomincia nuovamente dalla bonifica del territorio. In pratica, siamo tornati all'anno zero visto che quanto fatto sinora non è servito a niente. Nonostante l'annunciata bonifica, permangono, tuttavia, forti dubbi sul futuro di Bagnoli. In mancanza di un vero progetto urbanistico, infatti, continua a regnare il vuoto sui "contenuti", ovvero su ciò che dovrà diventare l'area ex Italsider una volta terminate le operazioni di rimozione e smaltimento dei rifiuti, a cominciare dall'amianto. Tanto più che a livello istituzionale non sembra esserci piena sintonia tra i soggetti interessati: Governo, Regione e Comune. Ci auguriamo di sbagliare, perché su quell’enorme fetta di territorio si gioca una partita della massima importanza per il futuro di Napoli e non solo. La sua piena valorizzazione può costituire un potente impulso per il rilancio economico, occupazionale e sociale di una città-regione sempre più schiacciata sulle emergenze e poco propensa all’attuazione di strategici programmi di rinnovamento urbanistico.

Eppure, proprio questa zona, che da oltre un quarto di secolo giace in uno stato di avvilente abbandono, era stato oggetto di attenzione, già alla fine dell'Ottocento, di un grande ingegnere italo-inglese Lamont Young, peraltro fondatore dell’Automobile Club Napoli, che elaborò, in epoca non sospetta, un progetto ambizioso di rivalutazione di quel territorio in chiave turistica. Purtroppo, quanto ipotizzato dall’eclettico ingegnere non ebbe seguito, anche perché il peso della politica assegnò a quell’area un destino di tutt’altra specie – l’industria siderurgica - che la storia ha poi finito col bocciare. Tuttavia, le finalità del progetto di Lamont Young, a distanza di più di 130 anni, tornano ad essere di grande attualità, considerato che l’area flegrea del dopo Ilva, ad oggi, continua ad essere uno spazio inutilizzato, quantunque collocata in uno scenario incantevole, unico al mondo. Di fronte a Nisida, infatti, persiste quest’ampia landa desolata, sinora teatro di paralizzanti scontri politici e consistenti interessi economici a danno di una città che proprio da lì dovrebbe far partire il suo rinascimento. Adesso la storia, però, sembra prossima a cambiare e, finalmente, dopo il  difficile ed ancora precario accordo istituzionale raggiunto sulla bonifica di questo territorio, si può tornare nuovamente a sperare, sempre che si lavori d’ora in avanti senza sosta e con unità d’intenti. Basta con l'era delle chiacchiere al vento, dello sperpero di ingenti quantità di denaro pubblico, degli inutili "carrozzoni" mangiasoldi e degli spot propagandistici a sfondo elettorale. Bisogna recuperare il tempo perduto per restituire a Bagnoli la vita perduta.   

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