Napoli, domenica 05 luglio

Foto A. Zarcone
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Il disastro trasporti della Città metropolitana e le responsabilità che nessuno si assume

Il Presidente

Una città senza trasporti non può esistere. Sarebbe uno spazio immobile, preistorico e lontano dal mondo; un corpo senza anima, né vita. Infatti, quando funzionano male o non funzionano affatto i contraccolpi sugli abitanti e su tutte le attività che si svolgono all'interno e fuori del perimetro urbano sono evidenti e deleteri. Uno dei principali motivi alla base della scadente qualità della vita registrata a Napoli e nel suo hinterland va individuato proprio nella perdurante crisi di un trasporto pubblico sempre più allo sfascio.
Eppure la nostra città, in teoria, non sarebbe messa così male sotto questo aspetto, potendo contare su una discreta offerta di opportunità di spostamento: su ferro, gomma, fune ed anche mare. Ciò che, invece, ha sempre stentato è la messa a sistema di questo insieme di modalità, benché in passato non siano mancate lodevoli iniziative e buoni risultati. Certo, i tagli dei trasferimenti statali acuitisi negli ultimi anni hanno contributo notevolmente al peggioramento dell'offerta di trasporto pubblico, rallentando ulteriormente il processo di completamento della linea metropolitana. Tuttavia, nascondersi dietro questo alibi sarebbe troppo comodo, visto che i gravi problemi rilevati a Napoli non sono rinvenibili altrove. Le cronache degli ultimi tempi, e non solo, parlano chiaro: insieme alla penuria di risorse finanziarie pesano, sulla paralisi del servizio pubblico, anche e soprattutto, inefficienze di gestione, di cui ANM è l'esempio più evidente. Con ciò non intendiamo negare gli importanti sforzi compiuti per salvare i conti dell'azienda dal default e per dotare il metrò di quel quid in più costituito dalle stazioni d'arte. Resta, tuttavia, l'amarezza che tali risultati non hanno migliorato di una virgola l'erogazione del servizio perennemente deficitario, sia per quantità che per qualità. A questo punto, dopo tanti anni, ben otto, di continua contrazione dell'offerta di mobilità pubblica, con le gravi conseguenze a tutti tristemente note, occorre una svolta radicale. Non può bastare, infatti, il solito pannicello caldo fondato solo su annunci e promesse per il futuro, ormai sempre puntualmente trascorso invano, per risanare una situazione incancrenitasi  in anni di scelte politiche e manageriali fallimentari, su cui pesa, peraltro, un'organizzazione interna del lavoro troppo schiacciata su privilegi e rendite di posizione. Fatti i dovuti distinguo, l'ANM assomiglia a quelle squadre di calcio in rovina dove i protagonisti, anziché battersi per risalire la classifica, sono tutti impegnati nella difesa del proprio tornaconto. E così i risultati continuano ad essere deludenti, la loro appetibilità sul mercato diminuisce mentre crescono la rabbia e la contestazione dei loro tifosi. Ecco, è proprio ciò che sta accadendo all'Azienda napoletana di mobilità dove manca il senso di squadra, di un gruppo unito dedito alla puntuale ed efficiente erogazione di un servizio pubblico di cui, invece, non c'è consapevolezza a tutti i livelli, in danno degli utenti. E' su questo vulnus che bisogna lavorare, cogliendo l'occasione della gara pubblica per la concessione del servizio, ormai improcrastinabile, essendo scaduta la convenzione in atto con l'ANM. Una gara, a carattere europeo, aperta a soggetti pubblici, privati ed anche misti senza preclusioni ideologiche e disposti, comunque, ad operare sotto l'egida del controllo pubblico. L'obiettivo è quello di dotare la città di trasporti moderni ed efficienti, in cui non ci sia più spazio per quelle sacche di improduttività, figlie di gestioni clientelari ormai anacronistiche e insostenibili, che mortificano il servizio ed offendono i cittadini. I trasporti pubblici sono una cosa seria, da essi dipende lo sviluppo commerciale, produttivo, turistico, culturale e persino la difesa dell'ambiente. Come la sanità e l'istruzione sono servizi pubblici essenziali e, perciò, non possono essere trattati alla stregua di meri spot preelettorali, ma devono assumere sempre una posizione di massima priorità nelle agende di governo locali e nazionali.