Napoli, sabato 04 aprile

Foto A. Zarcone
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Concentrare strategie e finanziamenti per il Sud

Il Presidente

Piaccia o no, questo Paese non può fare a meno di Napoli. La nostra città ed i suoi dintorni sono, infatti, diventati un contesto essenziale, irrinunciabile della fiction di successo targata Italia. Da "Un Posto al Sole" a "Capri", da "Gomorra" a "L'amica geniale", giusto per citare alcune delle produzioni maggiormente premiate dagli ascolti, la narrazione della vita trova in questa metropoli e nel suo hinterland lo scenario ideale per essere rappresentata. Sono storie che appassionano trasversalmente il pubblico dell'intera nazione, senza distinzione di aree geografiche, età, istruzione e ceto sociale, perché pochi posti al mondo hanno una ricchezza e varietà di contenuti insieme ad una capacità di suscitare forti emozioni come Napoli, con il suo humus, la sua lingua, le sue bellezze paesaggistiche e lo sconfinato patrimonio culturale, storico e gastronomico.

Eppure, nonostante l'appeal, la potente forza simbolica e le innumerevoli qualità ed eccellenze in essa presenti, questa città stenta a diventare motore di sviluppo, una sorta di "Milano del Sud", in parte per demeriti endogeni, in parte per vicissitudini e condizionamenti storici di cui ancora oggi si portano i segni. Nemmeno quando la classe politica dirigente di questo paese ha avuto una forte connotazione meridionale (soprattutto negli anni '80) si è riusciti ad invertire la rotta, con un programma mirato e lungimirante di crescita produttiva ed infrastrutturale. Ha prevalso, invece, il criterio dello sviluppo a due velocità, con il Meridione sempre indietro ed al servizio della locomotiva settentrionale. Se va bene il Nord, si pensava, comunque, ci guadagna l'intera nazione. Non è stato così. Il gap territoriale è andato sempre più acuendosi negli anni e gli scarsi investimenti in servizi ed infrastrutture hanno finito con l'affossare il Mezzogiorno. Ma una nazione spezzata è destinata alla deriva, se perde anche il collante dell'identità storica e collettiva, come sta accadendo in certe zone del paese dove l'insofferenza prevale sul senso di solidarietà. Mai come in questo momento storico la vera scommessa su cui giocarsi il futuro è proprio il Sud: è qui che bisogna concentrare strategie e finanziamenti per rilanciare, in Italia, l'economia e l'occupazione, ed attirare capitali stranieri. Non ci sono altre alternative credibili. E, a loro modo, il Piano per il Sud varato dal Governo da un lato, e l'attenzione a questa problematica mostrata dal mondo delle professioni e delle produzioni dall'altro, costituiscono un segnale positivo di cambiamento che deve essere raccolto dalla politica, nel suo insieme, per germinare in fatti concreti a favore dell'intera collettività nazionale. Spetta, adesso, alla classe dirigente del Sud attivarsi per assecondare questo processo di rinnovamento, rimboccandosi le maniche e ricominciando a pensare in grande. In questa direzione un forte impegno deve venire da Napoli, quale capitale del Mezzogiorno, a cui spetta il gravoso compito di dare, per prima, l'esempio.