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Napoli, sabato 19 settembre

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Delocalizzare la "movida" in aree controllate

Il Presidente

Dopo un lungo periodo di forzata clausura, il bisogno di socialità è esploso in un incontenibile entusiasmo, non appena si è allentato il freno delle misure restrittive imposte durante il periodo di lockdown.  Il ritorno della movida a Napoli, così come in altri grandi e medi centri urbani, in Italia e all'estero, è la diretta conseguenza di uno straziante stato di insofferenza per l'isolamento che non poteva più essere protratto nel tempo. L'uomo, tanto più quando è giovane, non può vivere a lungo in solitudine, ha necessità di relazionarsi e di stare a contatto con i suoi simili. E così con la ripresa delle attività era inevitabile che si ripresentassero fenomeni di aggregazione sociale acuiti dalla gioia della liberazione. Ahinoi, però, la minaccia del Coronavirus non è affatto passata e, pertanto, le misure di sicurezza devono continuare ad essere rispettate scrupolosamente per non rischiare di vanificare tutti i sacrifici fatti sinora e di ritornare in quarantena. Uno scenario che non possiamo assolutamente permetterci, ma, nel contempo, neanche i numerosi casi di affollamento sono sostenibili. Che fare, allora, per indurre, soprattutto il popolo dei giovani a condotte più morigerate e rispettose delle varie disposizioni nazionali e locali? Innanzitutto, è indispensabile delocalizzare la vita notturna in grandi aree ad accesso controllato dove è più facile il distanziamento sociale. Sono anni, infatti, che andiamo sollecitando questa soluzione utile, anche e soprattutto, per prevenire i conflitti fra residenti, esercenti, avventori e forze dell'ordine. E ci fa piacere che ora, complice pure il Coronavirus, l'Amministrazione comunale sia favorevole all'attuazione di questa proposta con l'individuazione sul territorio di zone “rosse” e “verdi”. Così, da un lato, si inibisce l’accesso, in particolare di notte, là dove è più difficile osservare il distanziamento sociale (per esempio i vicoli di Chiaia) e, dall’altro, si incentivano le forme di happening in quei luoghi maggiormente in grado di ospitare, in sicurezza, una moltitudine di persone come i parchi, le grandi piazze, il Molo San Vincenzo, la Mostra d'Oltremare, il Centro Direzionale, ecc. Ciò comporta l’attuazione di idonei dispositivi di dissuasione del traffico e della sosta, ad esclusione ovviamente dei residenti, nelle aree “rosse”, con chiusura notturna delle attività a forte richiamo, ed un, contemporaneo, potenziamento dell’offerta di parcheggi e trasporto pubblico, con l’eventuale integrazione di bus privati da autorizzare allo scopo, nelle tratte al servizio delle zone “verdi”. Naturalmente i “nuovi” luoghi della movida andranno attrezzati adeguatamente, ma non ci sembra un problema insormontabile visto che in questi anni abbiamo dimostrato di essere capaci di allestire, in breve tempo, interi “villaggi” sul lungomare dedicati proprio al divertimento o a manifestazioni sportive di livello internazionale. L’importante, piuttosto, è il presidio ed il controllo di queste aree che deve essere, innanzitutto, di pertinenza delle forze dell’ordine: solo loro possono imporre divieti e comminare sanzioni. Gli assistenti civici, di cui si sta parlando in questi giorni, tuttavia, potrebbero svolgere un'importante funzione di ausiliari per collaborare al rispetto delle misure di sicurezza non soltanto nelle zone dedicate alla movida, ma anche in altre situazioni critiche come l'accesso sui mezzi di trasporto pubblico, sulle spiagge, nei mercati rionali ecc., sollecitando, nei casi più spinosi, l'intervento delle autorità preposte.  In ogni caso, tutte le attività da mettere in campo, specialmente in questa fase 2, devono attenersi all’imperativo dominante che resta la tutela della salute. L’impegno di tutti, quindi, – famiglia, scuola, istituzioni, media, esperti, influencer, blogger ecc. – deve essere quello di informare e sensibilizzare continuamente l’opinione pubblica, non solamente giovanile, sulla massima osservanza delle misure di sicurezza. Un dovere che è prioritario rispetto al diritto/bisogno di libertà individuale: il rischio è il ritorno al lockdown con gravi ripercussioni sulla stessa sopravvivenza della nostra società.  

 

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