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Napoli, domenica 20 settembre

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Automotive, incentivi per rilanciare l'economia

Il Presidente

Con la riapertura dei confini regionali si dà un'ulteriore impulso alla fase della "rinascita" durante la quale dovremo cercare di recuperare, quanto prima possibile, il terreno perduto nel corso del lungo periodo di lockdown, sempre nel rispetto dell'obiettivo primario che resta la tutela della salute pubblica.  In quest'ottica, il settore dell'automotive assume una funzione strategica ai fini della ripresa produttiva ed occupazionale, rappresentando oltre il 10% del PIL nazionale ed impiegando più di 1.200.000 lavoratori: in pratica è la locomotiva della nostra economia.
L'anno in corso, a causa della pandemia contro cui stiamo tenacemente combattendo, sarà per il mercato dell'auto il peggiore di sempre: un "annus horribilis". Il bimestre del lockdown, infatti, è stato impietoso con una decrescita media delle prime iscrizioni di veicoli pari all'80% rispetto al periodo marzo-aprile 2019. Ed il mese di maggio appena concluso non fa registrare incoraggianti segnali di ripresa, vista la flessione di oltre il 50% delle immatricolazioni. Purtroppo la situazione non è destinata a migliorare, soprattutto nelle regioni meridionali dove il rapporto trasferimenti di proprietà/prime iscrizioni è notevolmente più elevato rispetto alla media nazionale. Inoltre, la debolezza economica di tanti italiani, conseguente alla chiusura delle aziende in cui lavorano ed alla mancata riapertura di molte di esse, insieme al timore di possibili licenziamenti dopo l'emergenza, riducono ai minimi termini la previsione di consistenti acquisti di nuove autovetture, capaci di smaltire l'invenduto accumulatosi nei mesi di lockdown e di consentire, quindi, il riavvio della produzione industriale da parte delle case costruttrici.
Occorre, perciò, un immediato intervento governativo con l'introduzione di adeguati incentivi per la rottamazione e l'acquisto di auto e veicoli commerciali a basso impatto ambientale. Non ci sono altre alternative, nell'immediato, per rimettere in moto velocemente la "locomotiva".  Non a caso il 2007, grazie a questa soluzione, fu un anno record per le prime iscrizioni di nuove autovetture (2.516.276 veicoli). In un momento di difficoltà,  come quello attuale, segnato da uno scarso clima di fiducia, una simile operazione supporterebbe l'importante investimento dell'acquisto di un veicolo da parte di cittadini ed imprese, dando impulso all'intera filiera che potrebbe così contare sul rilancio del mercato nazionale. A trarne giovamento, inoltre, sarebbero  lo Stato, tenuto, conto che il gettito fiscale assicurato dai trasporti su strada è di circa 65 miliardi di euro annui, l'ambiente, che vedrebbe diminuire il peso dei veicoli inquinamenti, ancora rilevante in particolare nelle regioni meridionali, a favore dei motori più puliti di ultima generazione, e la stessa sicurezza stradale grazie all'immissione in circolazione di auto dotate di sistemi all'avanguardia nella prevenzione degli incidenti.
Senza rinunciare ad obiettivi di lungo periodo fondamentali per la difesa dell'ambiente, come lo sviluppo dei motori a trazione elettrica che richiede ancora tempo in termini di infrastrutture e riduzione dei costi di gestione del veicolo, nell'immediato si può comunque intervenire con una politica mirata di incentivi non solo sul nuovo, ma anche sull'usato "ecologico" (da Euro 4 in poi), sempre con la previsione della contestuale rottamazione di veicoli sino ad Euro 3. E, soprattutto, evitando di prestare il fianco ad inutili pregiudizi ideologici "anti-diesel": gli studi più recenti hanno, infatti, dimostrato che i motori a gasolio Euro 6 di ultima generazione, con catalizzatore a riduzione selettiva e filtro antiparticolato, registrano emissioni eccezionalmente basse.
La parola spetta ora al Governo, prima deciderà in tal senso e meglio sarà per tutti.

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