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Vademecum contro lo smog


Vademecum contro lo smog

09.01.2020

Il Presidente

In Campania, secondo i dati Arpac, è la provincia di Napoli a soffrire maggiormente di inquinamento da polveri sottili. Oltre al capoluogo partenopeo, altri otto comuni della Città metropolitana, nello scorso 2019, hanno, infatti, sforato i limiti di legge con valori addirittura superiori a quelli registrati nella città di Napoli. E adesso, con l'inverno entrato nella sua fase più rigida ed un uso massiccio degli impianti di riscaldamento, è presumibile che il problema del superamento della soglia limite di PM10 torni presto alla ribalta. E così,  assisteremo al solito, immancabile rituale delle misure straordinarie di scarso rilievo per contrastare il fenomeno, ma utili per sollevare gli amministratori pubblici da eventuali responsabilità penali. Ci riferiamo, in particolare, a quei divieti della circolazione veicolare massivi, estremamente restrittivi per la maggioranza della popolazione, ma di dubbia efficacia per la tutela della salute pubblica se, poi, come sempre, non si riescono a tenere sotto controllo altre e più rilevanti sorgenti nocive.
Innanzitutto, i dati Arpac evidenziano la fondamentale necessità di realizzare un piano strategico anti-smog, preventivo e intercomunale. Le sostanze inquinanti sono mobili e combatterle con azioni isolate da parte delle singole amministrazioni rischia di non sortire significativi effetti se i centri urbani limitrofi non intraprendono analoghe misure di salvaguardia ambientale. In pratica, serve una programmazione comune e coordinata degli interventi, di cui la Città Metropolitana, in primis, dovrebbe farsi promotrice. La politica dei soli e pressoché inutili divieti, infatti, non ha futuro. Occorre, perciò, agire su tutte le fonti inquinanti, a partire da quelle di maggior rilievo. Per restare nell'ambito della mobilità, non tutti i veicoli hanno lo stesso impatto ambientale. L'età e l'alimentazione fanno la differenza. In quest'ottica, osservando attentamente la composizione del parco circolante della provincia di Napoli, i  principali imputati risultano essere i mezzi di trasporto pubblico e delle merci. Il 29,4% degli autobus ed il 27,9% dei  veicoli commerciali sono a gasolio ed Euro 0, cioè hanno almeno 25 anni  di età. Basta uno solo di essi ad inquinare quanto mille auto a benzina Euro 3: una proporzione impietosa ma di massima chiarezza per comprendere quanto siano sterili certi provvedimenti a senso unico. A peggiorare la situazione sono poi la totale assenza di controlli sulle caldaie degli impianti di riscaldamento ad uso privato e terziario, e sulle canne fumarie dei locali dediti alla ristorazione, soprattutto quelle delle pizzerie visto che la legna bruciata è una delle principali fonti emissive di particolato. Maggiore attenzione, poi, andrebbe dedicata al lavaggio delle strade, in particolare in prossimità dei numerosi cantieri che producono notevoli quantità di polveri sottili ed ultra sottili. A rendere ancor più vana la lotta all'inquinamento è, inoltre, il notevole ritardo sin qui accumulato sui piani del potenziamento del trasporto pubblico, quale principale e imprescindibile mezzo di locomozione in ambito urbano, della riqualificazione energetica degli edifici, del rinnovamento del sistema produttivo, sia in ambito agricolo che industriale, e dello smaltimento dei rifiuti.   
Dulcis in fundo, almeno per ciò che concerne la città di Napoli, c'è la spinosa questione del Porto dove persiste l'assenza dell'elettrificazione delle banchine per consentire alle navi attraccate ai moli di continuare ad alimentarsi a motori spenti. Un'ipotesi tutt'ora esclusa nei programmi di riqualificazione della stazione marittima, ormai avviati, volti a migliore la qualità dei servizi e, quindi, ad incrementare il traffico portuale. Una grave mancanza destinata ad avere pesanti ripercussioni sulla qualità dell'aria, in previsione del maggior numero di navi attese nel prossimo futuro, costrette a sostare in rada con i motori accesi per il funzionamento dei servizi di bordo e, quindi, a spargere nell'atmosfera cumuli di nubi tossiche. Sono anni che sollecitiamo interventi di questo tipo, peccato, però, che, nonostante i numerosi finanziamenti governativi erogati per rivitalizzare ed ammodernare il porto di Napoli, siano mancati, sinora, interlocutori sensibili e disposti a cambiare rotta.