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Tutti i nodi della Tangenziale


Tutti i nodi della Tangenziale

07.11.2019

Il Presidente

Pubblicato sul quotidiano Repubblica

Dopo la tragedia del Ponte Morandi di Genova, è ancora più doveroso per gli enti proprietari ed i gestori delle strade osservare tutte le precauzione del caso per garantire la massima sicurezza ed affidabilità delle infrastrutture ricadenti sotto la loro responsabilità. Bene, perciò, hanno fatto ad intervenire le Procure, chiedendo controlli sui ponti di tanti tratti autostradali a partire da quello di Avellino sull'A16 a tutti gli altri, la Società Autostrade, allontanando i dirigenti eventualmente responsabili, ed il Ministero delle Infrastrutture a svolgere il ruolo di controllo sulla rigida applicazione delle norme e delle concessioni, peraltro rilasciate con molta liberalità e poca trasparenza. Nascono così gli interventi per la Tangenziale di Napoli ove, secondo lo stesso Ministero competente, erano necessarie ispezioni al Viadotto di Capodichino  interessato da ammaloramenti dovuti ad infiltrazioni d'acqua che, per scarsa manutenzione, hanno causato la corrosione delle parti ferrose della struttura e la spaccatura delle bullonature. In attesa dell'esito di tali controlli, evidentemente non effettuati prima dalla società che gestisce la Tangenziale, si è provveduto a restringere la carreggiata a sole due corsie per senso di marcia, con conseguenti disagi per la circolazione su un asse di collegamento fondamentale tra le zone orientale ed occidentale di Napoli. Allo stato non si conoscono ancora gli esiti degli accertamenti ed i conseguenti lavori necessari, né tantomeno i relativi tempi di realizzazione.
Intanto, qualcosa nell'immediato si deve pur fare per fornire alternative al collegamento est-ovest della città e per assicurare un minimo diritto alla mobilità dei cittadini. In questo momento ci sembrano anacronistiche le storiche diatribe tra il concessionario ed il Comune da rinviare a tempo debito dopo la soluzione di questa emergenza che sembra doversi aggravare per un'ulteriore chiusura del traffico su via Caracciolo, lasciando solo una corsia per quelle poche decine di biciclette che la percorrono. Neanche la sospensione del pedaggio è servita a sveltire il traffico che resta caotico, soprattutto tra Capodimonte e l'allacciamento con le autostrade. Si rende perciò indispensabile aprire alla circolazione veicolare il lungomare liberato, magari rinviando gli interventi su via Caracciolo a dopo la conclusione di quelli da realizzare sul Viadotto di Capodichino, poiché ciò non comporta la creazione di un nuovo nodo di traffico al centro della città in Piazza Municipio-Via Marina, peraltro già esistente. Così facendo si ridurrebbe, invece, la mole di traffico che è costretta a percorrere unicamente la Tangenziale in assenza di fattibili alternative in ambito urbano. Inoltre, in contemporanea, si dovrebbe revocare la Ztl di Piazza Dante a beneficio della mobilità nord-sud dei veicoli. Nel caso del protrarsi dei lavori sulla Tangenziale, sarebbe, altresì, opportuno dedicare la terza corsia, attualmente chiusa, alla sola circolazione delle ambulanze in servizio di urgenza ed emergenza.
E per tornare alle responsabilità, sul banco degli imputati non possiamo collocare il pedaggio, bensì i dirigenti che non provvedono ad effettuare, per tempo, una efficace manutenzione, ordinaria e straordinaria. Controlli tempestivi eviterebbero, infatti, il protrarsi delle cause degli ammaloramenti che non nascono in un solo giorno e andrebbero risolte, per esempio, con lavori da realizzare nel periodo estivo di minor traffico. Se finora abbiamo tollerato il pedaggio il motivo è uno solo: la regolare ed efficace manutenzione eseguita dalla società. Ma se questa condizione viene meno, e l'attività di ispezione comincia ad essere svolta con approssimazione e superficialità allora le cose cambiano. Francamente, noi non ci auguriamo che la Tangenziale diventi pubblica, perché in breve precipiterebbe nelle penose condizioni in cui versa la nostra rete urbana ed extraurbana. Pensiamo semplicemente all'Asse Mediano o alla Circumvallazione Esterna per averne idea: lunghi e frequenti tratti di asfalto deteriorato, piazzole trasformate in discarica, illuminazione carente, manutenzione assente. E' questo il destino che attenderebbe la Tangenziale se passasse in mani pubbliche: un peggioramento continuo dello stato della sicurezza di cui la città di Napoli non ha alcun bisogno, vantando già tristi primati in termini di mortalità da incidenti stradali. E' giusto, perciò, pretendere di più e meglio dall'attuale gestore che, piuttosto di intimidire la cittadinanza e le istituzioni con inopportuni provvedimenti di cassa integrazione per i suoi dipendenti, farebbe meglio, invece, a procurarsi consenso con attività tempestive ed adeguate a sostegno della sicurezza stradale. Con l'auspicio che quello del viadotto di Capodichino sia soltanto un passo falso, fortunatamente senza letali conseguenze.