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Traffico, se non bastano le misure tampone


Traffico, se non bastano le misure tampone

03.12.2018

Il Presidente

Pubblicato sul Mattino

La facile chiusura delle scuole, in seguito ad allerta meteo, è l'emblema del metodo utilizzato dall'Amministrazione comunale per fronteggiare i problemi che assillano la città. Piuttosto che agire a monte in chiave preventiva, si preferisce intervenire a valle con interventi drastici, ma non risolutivi. Non è la prima volta che accade, anzi. Ripetutamente abbiamo denunciato il caso del sottopasso di piazzale D'Annunzio a Fuorigrotta che, in concomitanza delle piogge o, comunque, quando minaccia cattivo tempo, viene chiuso per evitare allagamenti. In pratica, invece di rimuovere le cause di una cattiva progettazione (è dall'anno della sua realizzazione, 1990, che va avanti questa storia) si sceglie di penalizzare la mobilità dei cittadini. Chissà perché, poi, non si adotta lo stesso criterio per lo svincolo di via Epomeo/Rione Traiano sull'asse perimetrale "Vomero - Soccavo" che diventa impraticabile al primo acquazzone. Analogamente, si procede con le buche stradali: si privilegia il rappezzo, se non addirittura l'interdizione del traffico sine die, anziché fare manutenzione ordinaria ed asfaltare. Per non parlare del verde pubblico abbandonato, con alberi che si ammalano e, poi, si devono abbattere in assenza di cure preventive contro funghi e parassiti. 
In quest'ottica, ci preoccupa quel che può accadere quando, con il rigido inverno che entra nel vivo, gli impianti di riscaldamento funzionano a pieno ritmo nelle abitazioni private e negli uffici. Basteranno condizioni meteo di "calma piatta", ovvero senza venti, per facilitare la concentrazione nell'aria di polveri sottili e ultrasottili, oltre la soglia consentita dalla legge. Ed allora immediata sarà la reazione del Comune che, onde evitare possibili implicazioni giudiziarie per omessa tutela della salute pubblica, provvederà ad interdire ulteriormente la circolazione veicolare. Ben sapendo che trattasi di un palliativo: non è così, infatti, che si previene il mal d'aria, colpendo, cioè, solo una possibile fonte di inquinamento e lasciando invariate tutte le altre, le cui emissioni continuano a sforare i limiti di legge, nonostante il blocco della circolazione. Ci riferiamo, in particolare, al traffico portuale ed aeroportuale, alle polveri dei cantieri e delle strade, agli impianti di riscaldamento, alle attività commerciali ed industriali le cui emissioni l'amministrazione comunale ha sempre evitato di prendere in considerazione con l'adozione di seri provvedimenti. Intanto, le auto restano ferme, il trasporto pubblico non funziona, i cittadini devono spostarsi a piedi o con soluzioni di fortuna e la qualità dell'aria non migliora.
E che dire, poi, delle misure "ecologiche" aggiuntive alle restrizioni del traffico stradale, previste dalla delibera di giunta del 2015, quali, per esempio, l'introduzione di asfalti speciali fotocatalitici, l'utilizzo di alberature con caratteristiche antismog, la definizione di attività di contrasto congiunte con gli altri comuni dell'area metropolitana, le iniziative  nei confronti dell'Autorità portuale e della Capitaneria di porto per ridurre le emissioni inquinanti, tra cui le banchine elettrificate, ed il lavaggio delle strade principali. A tre anni di distanza solo il nulla. Per non parlare dell'operazione "caldaia sicura": quanti controlli e relative sanzioni sono state comminate a chi omette di effettuare la periodica manutenzione prevista dalla legge? Anche in questo caso: zero assoluto.
La gestione della "cosa pubblica" prevede soluzioni dei problemi, concrete risposte alle istanze dei cittadini, e non decisioni di facciata prese semplicemente per tutelare i pubblici amministratori dai rischi connessi alle responsabilità che il loro ruolo prevede. Altrimenti non c'è futuro, ma solo una lenta ed inesorabile agonia.