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Strade insicure, ma pedaggi in aumento


Strade insicure, ma pedaggi in aumento

11.09.2018

Il Presidente

Pubblicato su la Repubblica

Il crollo del Ponte Morandi sull'A10 Genova-Ventimiglia e la perizia tecnica d'ufficio relativa all'incidente sul viadotto Acqualonga dell'A16 Napoli-Canosa, resa nota proprio in questi giorni, evidenziano un aspetto drammatico dell'incidentalità stradale su cui non si focalizza mai abbastanza l'attenzione: lo stato delle infrastrutture e le responsabilità di chi deve provvedere alla loro corretta e periodica manutenzione. Aspetto tanto più inquietante se si considera che su queste arterie il cittadino paga un pedaggio, tra i più esosi d'Europa, in virtù del quale si aspetterebbe, quanto meno, una circolazione più sicura, scorrevole e servizi adeguati. Invece, non solo deve corrispondere un ticket di entità sempre crescente col passare degli anni, ma, addirittura, rischia pure di perdere la vita o, comunque, di restare ferito più o meno gravemente, a causa delle cattive condizioni della strada che sta percorrendo.
Gli ultimi dati ACI-Istat evidenziano un preoccupante incremento delle vittime della strada in Italia (+2,9%), soprattutto sulla rete autostradale (+8%) che, pure, negli anni precedenti aveva registrato incoraggianti miglioramenti, grazie anche all'avvento del Tutor, peraltro copiato da altre aziende che l'avevano già brevettato. Un'inversione di tendenza che, purtroppo, coinvolge la stessa Tangenziale di Napoli dove, nel 2017, ultimo anno censito, gli incidenti mortali sono aumentati.
Il dibattito che si è acceso a seguito degli eventi luttuosi avvenuti su autostrade gestite da privati, riporta in auge le questioni delle concessioni, dei criteri di definizione dei pedaggi, degli interventi di manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture, ed anche dei relativi controlli. Il nodo del contendere non è tanto se queste arterie debbano continuare a restare private o essere nazionalizzate, quanto piuttosto che siano ben tenute, indipendentemente dalla natura giuridica del soggetto incaricato della loro gestione. In questi anni, nonostante l'allarme lanciato dal Presidente dell'Anac Raffaele Cantone, i Governi alla guida del nostro Paese hanno mostrato un atteggiamento eccessivamente benevolo  riguardo ai rinnovi automatici delle concessioni autostradali senza bando di gara e a condizioni estremamente vantaggiose. E questo ha sicuramente contribuito ad abbassare la guardia da parte sia delle concessionarie, che degli organismi pubblici deputati al controllo dei progetti e della loro esecuzione. Intanto, i pedaggi continuano ad aumentare, nonostante i costi di ammortamento relativi alla costruzione delle opere, che concorrono alla determinazione del ticket, siano stati ampiamente recuperati, negli anni precedenti, dalle società interessate e, pertanto, andrebbero decurtati. 
Evidentemente, i gestori delle autostrade, per la delicata attività che svolgono, da cui dipende la salute e la stessa vita di milioni di cittadini,  devono andare oltre l'utile di bilancio ed impegnarsi di più e meglio sul fronte della sicurezza. Non è possibile, infatti, circolare al buio di notte sulla Tangenziale di Napoli, come accade da un po' di tempo su alcuni tratti di questa arteria, e, contemporaneamente, pagare pure un euro di pedaggio per rischiare un incidente mortale, magari sul viadotto di Capodichino, al momento privo di impianto di illuminazione.
Nella battaglia per la sicurezza stradale, ciascuno di noi ha un ruolo da svolgere responsabilmente. Siamo i primi a fare autocritica e a puntare il dito contro gli automobilisti imprudenti e scorretti, ma non tutti gli incidenti sono riconducibili al comportamento di guida o solo ad esso. Molti dipendono anche dall'imperizia, dalla negligenza e dall'inerzia di chi, pubblico o privato che sia, non provvede alla tempestiva ed efficace manutenzione delle strade in gestione. E questo, oltre ad essere intollerabile, quando comporta un sinistro mortale, costituisce anche un reato secondo la recente normativa sull'omicidio stradale.