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Incidenti stradali, famiglie assenti e miti giovanili


Incidenti stradali, famiglie assenti e miti giovanili

07.07.2018

Il Presidente

Pubblicato sulla Repubblica

L'incidente stradale quando causa morti o feriti, non rappresenta solo un immenso dolore per le famiglie coinvolte, ma è una sconfitta per l'intera collettività, specialmente quando le vittime sono giovani. E non tanto per una questione economica -  benché i costi sociali dell'incidentalità siano rilevanti -, quanto, piuttosto, perché si perdono risorse umane vitali per la futura classe dirigente e produttiva del paese. E' un pezzo di futuro che viene compromesso, per cause che non sono affatto inevitabili. Proprio in questi giorni il Consiglio europeo per la sicurezza stradale ha lanciato l'ennesimo allarme, evidenziando l'assenza di miglioramenti sul piano della riduzione dei sinistri. Addirittura in Italia la mortalità stradale risulta in aumento. Di qui, la definizione di un piano d'azione strategico con due nuovi obiettivi a lungo termine per gli Stati membri - il dimezzamento delle vittime della strada e dei feriti gravi entro il 2030 - da conseguire con  mirati interventi per la sicurezza delle infrastrutture e dei veicoli, anche attraverso lo sviluppo della guida automatica. Bene, ma non basta. Il problema, infatti, è prevalentemente di carattere culturale e, perciò, occorre investire di più sul piano della formazione e dell'educazione. Se negli ultimi tempi, la cronaca è costretta a riportare episodi ricorrenti nella dinamica dei sinistri e nei soggetti coinvolti - vedi i casi di Posillipo, ecc. - occorre andare oltre la sterile polemica e cominciare ad interrogarsi seriamente sulle mode e le abitudini di vita della nostra gioventù. Scaricare sempre altrove le responsabilità (istituzioni, gestori e proprietari delle strade, enti locali ecc.), che pure ci sono, non aiuta a risolvere il problema. Qui bisogna partire dalle famiglie che, ormai, non hanno più influenza sui loro figli. Hanno tragicamente abdicato alla loro mission educativa, lasciando i ragazzi in balia di se stessi, sotto il condizionamento malsano di stili e tendenze culturali fondati sull'esaltazione dell'hic et nunc, senza grandi prospettive sul futuro. Divertirsi, provare nuove e forti emozioni, trasgredire, forzare i limiti sono i "must" delle nuove generazioni: ora o mai più, perché la "beltà" viene una volta sola nella vita e bisogna saperla cogliere. Se questo è lo spirito che anima una buona fetta dei giovani di oggi, trasferito anche alla guida di un veicolo si può tradurre in tragedia. Ed una volta compiuta, le recriminazioni sono tardive ed inutili se sviano l'attenzione dalle reali cause. E' fuorviante, per esempio, mettere sotto accusa la fragilità delle ringhiere ai bordi dei marciapiedi tarate, invece, per la protezione dei pedoni. Il recente incidente di via Posillipo, simile ad altri avvenuti sempre a notte  fonda e con giovanissimi protagonisti alla guida, non può essere equiparato alla tragedia del viadotto sull'A16 di cinque anni fa, perché quelle ringhiere non hanno funzione di guardrail. Fra esse e la strada c'è un marciapiede dove, fortunatamente, non c'erano passanti al momento del fatto, altrimenti, adesso, staremmo parlando di un incidente dai risvolti mortali, interrogandoci, semmai, sulla necessità non tanto di rinforzare i parapetti quanto, piuttosto, di proteggere i pedoni dal rischio di fuoriuscita dei veicoli dalla sede stradale.    
I miti della notte, del rincasare all'alba e di trasmettere sui vari social la propria esperienza immediata ("storie", "stati" ecc.) sono il vero nocciolo della questione. Dal punto di vista della sicurezza stradale queste stressanti abitudini di vita sono estremamente nocive. Anche senza l'assunzione di alcol o droghe, le condizioni psico-fisiche di chi si mette al volante senza sufficiente riposo sono, comunque, pericolose. In tale stato, è facile perdere il controllo del veicolo o non reagire per tempo ad un'insidia, tanto più se la compagnia a bordo facilita la distrazione. Ben venga, quindi, la guida automatica che, in tali circostanze, rappresenta una soluzione ideale in chiave di prevenzione degli incidenti, ma per realizzarsi compiutamente occorreranno ancora anni. Nel frattempo, bisogna intervenire, senza indugi, con intense e capillari attività di sensibilizzazione e di informazione, in particolare sulle nuove generazioni, avendo pure la forza ed il coraggio di dire no, quando serve, perché essere genitori non significa assecondare sempre e comunque i propri figli. Ciò non significa, tuttavia, che i sinistri verificatisi sulla collina di Posillipo debbano lasciare indifferente l'Ente proprietario delle strade dal quale, invece, ci auguriamo l'avvio, quanto prima, di una celere ed approfondita attività di ricognizione su tutti i dispositivi di ritenuta, al fine di un loro adeguamento in vista di una maggiore protezione degli utenti. Non possiamo continuare a far finta di niente, mettendo la testa sotto la sabbia alla maniera degli struzzi. Ciascuno deve assumersi le sue responsabilità: in gioco c'è la vita non solo dei nostri giovani, ma di tutti.