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Bus, se non contano i diritti dei cittadini


Bus, se non contano i diritti dei cittadini

15.12.2017

Il Presidente

Pubblicato sul Mattino
Eh sì, lo diciamo da tempo, la mobilità a Napoli è un diritto negato ai cittadini costretti ad usare l’auto in assenza di una reale alternativa di trasporto collettivo. Perciò siamo interessati alle sorti di ANM, principale azienda comunale, che deve offrire tale alternativa in una città stretta tra il mare e la collina, sviluppata trasversalmente su due sole direttrici di marcia e poche strade in rapporto alle altre metropoli del Paese. In questo contesto si inserisce una mancata pianificazione del traffico e dei trasporti ingolfati dalle auto in sosta, più abusiva che regolare, per la penuria di parcheggi, all’interno di un territorio ricco di grotte tufacee non utilizzate e di spazi abbandonati nei quali si potrebbero realizzare strutture in sopraelevata. Inoltre, molte strade risultano costipate anche a causa di ordinanze “a casaccio” che ne vietano l’uso, già ridotto per la presenza di continui, eterni cantieri, fermi per mancati pagamenti.
In questo quadro, abbastanza desolante, si inserisce la grave situazione economico-finanziaria dell’ANM che ancora nessuno ha affrontato con una chiara strategia (speriamo nella holding di Manzo). Con un piano, cioè, non basato sul solito assistenzialismo statale e su continui “scaricabarile” nei confronti degli addetti ai lavori e degli utenti. Non è giusto, e neppure risolutivo, infatti, chiedere soltanto sacrifici ai dipendenti, con turni volontari di straordinario, per prolungare il necessario servizio nelle ore serali e notturne, che, invece, potrebbe essere organizzato nell’ambito del lavoro ordinario. Al contrario, l’azienda preferisce sopprimere le corse scaricando sulla collettività il relativo disagio. Contemporaneamente, e paradossalmente, il Comune lancia appelli a non usare l’auto in diverse ricorrenti occasioni, come, per esempio, la movida e le partite di calcio. La richiesta di sacrifici alla città è legittima se, però, finalizzata ad un risanamento dell’ANM che, invece, vediamo lontano. Peraltro, essendo gli amministratori pubblici distratti dalle prossime elezioni e da un evidente negazionismo della gravità della situazione economica comunale, il problema non trova sufficiente consapevolezza, attenzione, impegno e risorse tali da far sperare, in tempi brevi, in una sua risoluzione.
Allo stato non esiste, o forse non è lecito sapere, un progetto per l’azienda che l’attuale proprietario, già da tempo, avrebbe dovuto definire in un “tavolo” di confronto con la città e, in particolare, con chi rappresenta legittimamente tutti i lavoratori dipendenti e gli utenti  del servizio pubblico, leggi i sindacati confederali ed anche l’ACI, ente preposto alla tutela del diritto alla mobilità sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e ribadito dalle Costituzioni italiana ed europea. Qual è il progetto di riorganizzazione strutturale dell’azienda? In house-providing, privatizzata o mista? E’ questa la “mobilità negata” che non ha voce nelle defatiganti, ma non rispettate e, perciò, inutili, trattative in corso, dove gli interessi di tutti i cittadini sono secondari. Coloro che pagano le tasse e acquistano il biglietto avrebbero diritto, invece, ad un servizio di trasporto pubblico efficiente, qualitativamente e quantitativamente, all’altezza del terzo millennio.