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Porto e aeroporto lo smog nasce qui


Porto e aeroporto lo smog nasce qui

08.11.2017

Il Presidente

Pubblicato su la Repubblica

Ebbene sì, finalmente il Porto e l’Aeroporto riconoscono implicitamente il loro notevole contributo all’inquinamento atmosferico. Infatti, si dichiarano come Aeroporto “impegnati in un programma certificato a livello europeo che li porterà ad avere un impatto neutro sulle emissioni entro il 2018 grazie ad importanti interventi ed investimenti di efficientamento energetico”. Per quanto attiene al Porto, apprendiamo che “sta per realizzarsi un piano di miglioramento energetico finanziato dall’Unione Europea la cui progettazione sarà messa a gara nel prossimo anno”. Questi i lodevoli intendimenti delle due strutture che sicuramente godranno, come per il passato, dei finanziamenti richiesti per ridurre, se non azzerare, tra qualche anno, le emissioni dannose per la qualità dell’aria e per chi tale aria respira.
E’ esattamente questo il ruolo dell’ACI che, come è noto a tutti, eccezion fatta per qualche sprovveduto, è un Ente pubblico non economico, senza scopo di lucro, a base associativa, definito dalla legge istitutiva  (DPR 665/77) “necessario ai fini dello sviluppo economico, civile, culturale e democratico del Paese”. In quanto tale, non realizza opere, né gestisce attività commerciali con  finanziamenti e concessioni pubbliche. Persegue, invece, il suo scopo statutario nell’interesse della collettività e in difesa dei diritti dei cittadini, fornendo contributi culturali e scientifici a quelle pubbliche amministrazioni seriamente interessate alle sorti della società che, con umiltà, sanno recepire anche proposte e critiche costruttive. Naturalmente, e perché no, siamo pure pronti a denunce pubbliche nei confronti di coloro che, per interessi di bottega,  mentono, sapendo di mentire, tradendo il loro bilancio sociale per aumentare il “business”, anche, a scapito della collettività. Noi facciamo riferimento a dati scientifici, analisi e studi condotti da organismi ufficiali e non da strutture proprie come la Gesac o commissionate ad hoc come Orion: “Acquaiuolo l’acqua è fresca?”. Ci riferiamo infatti al piano della qualità dell’aria della Regione Campania che, sin dalla sua obbligatorietà, ha rilevato le emissioni inquinanti pure del porto e dell’aeroporto di Napoli aggravate dalla loro insistenza nel perimetro cittadino. I suddetti studi e quelli che si sono ripetuti a cura del DIME della Federico II, insieme all’Istituto Motori del CNR ed Arpac, confermano l’alta concentrazione di PM10 e polveri ultra-sottili emesse dal Porto e dell’Aeroporto. Per non parlare, in riferimento a quest’ultima struttura, dell’inquinamento elettromagnetico e sonoro ben tristemente noto a tutti i residenti di Capodichino, di cui si è lamentato persino il direttore del Museo di Capodimonte sostenendo che minaccia la corretta conservazione delle opere d’arte ivi esposte.
E’ utile qui ricordare, anche a chi lo dovrebbe già sapere, che solo il 15% dei prodotti derivati dal petrolio è utilizzato nella mobilità. Tale quota, con il crescente utilizzo del trasporto pubblico su ferro - leggi metropolitane - e sviluppo di fonti energetiche e carburanti alternativi, è destinata a ridursi sempre più. Ciò nonostante abbiamo sempre riconosciuto, e lo ribadiamo anche ora, la mobilità contribuisce all’inquinamento atmosferico, ma in misura minore rispetto al Porto, all’Aeroporto ed ai numerosi cantieri che insieme “costituiscono la magna pars di responsabilità per le polveri sottili”. Più precisamente, il 45,7% delle polveri sottili (PM10) è attribuito alle prime due fonti, il 18,8% agli impianti di riscaldamento, il 17,7% alle autovetture ed il 12,6% ai bus. D’altra parte, non si capirebbe il motivo per cui pure in concomitanza dei blocchi della circolazione delle auto, più volte la rete di monitoraggio della qualità dell’aria ha registrato sforamenti dei limiti stabiliti dalla legge. Evidentemente, non tutto il male proviene dalle automobili: esistono, appunto, anche altre rilevanti fonti nocive da attenzionare. Noi ci assumiamo le nostre responsabilità, mentre altri negano le loro e, così, a pagare sono sempre e solo gli automobilisti.
Non c’è nulla di personale nelle nostre critiche, ma solo spirito di servizio volto ad allargare gli orizzonti di chi non vuol vedere e sentire, per contribuire all’individuazione di  soluzioni efficaci nell’interesse dell’ambiente.