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Come vivere la strada, serve un modello oltre Gomorra


Come vivere la strada, serve un modello oltre Gomorra

21.11.2017

Il Presidente

Pubblicato sul Mattino

E’ condivisibile l’analisi sul disagio giovanile e sull’assunzione di responsabilità che nessuno, o pochi, fanno in questa città, ove sempre più si parla e si scrive di diritti, ma poco o niente di doveri. E’ il tradimento del principio di responsabilità di Hans Jonas secondo il quale ad ogni diritto deve corrispondere un preciso dovere. Ebbene sì, cosa facciamo per i giovani se non inculchiamo loro, con il nostro esempio, insieme alle famiglie, modelli rispettosi delle regole mirati alla formazione di una coscienza civica già in tenera età? In questo percorso le famiglie, primi soggetti deputati a ciò, non possono né devono essere lasciate sole dalle istituzioni.
La strada non può essere solo quello spazio destinato dal suo Codice alla circolazione pedonale e veicolare. Ma neanche un luogo occupato a dispetto della legge e dei sacrosanti diritti della collettività, tra cui quello alla quiete pubblica notturna. Né si può pretendere che per affermare la legalità sia indispensabile la presenza di un vigile o poliziotto ad ogni angolo di strada. Il controllo del territorio serve, ma ancor più la prevenzione attraverso l’educazione. In tale ottica, quindi, le campagne di sensibilizzazione e formazione dei futuri cittadini motorizzati, e non, diventano strumento indispensabile, trascurato, però, dalla scuola e, soprattutto, dalle amministrazioni locali in dispregio di quella norma del Codice della Strada (articolo 208) che ne prevede il finanziamento con il 50% dei proventi delle cosiddette “multe”. Ed è solo grazie alla Chiesa che tali benemerite iniziative si tengono, vedi, per esempio, “ ‘A Maronna t’acumpagna…ma chi guida sei tu!”,  con il Papa che indossa il casco durante la sua visita tra i giovani a Napoli.
Quale modello proponiamo per il rispetto delle regole sulla strada ove tutti, o almeno la maggioranza, a partire dai pedoni e finendo, in special modo, agli automobilisti e motociclisti, non rispettano il relativo Codice e persino il primario diritto alla vita, in termini di sicurezza stradale e rispetto dell’ambiente. Altrettanto diseducativo e deleterio è il completo abbandono di strade e piazze in mano ai cosiddetti “abusivi” che sempre più passano dalla “vecchia” benevola mancia alla “nuova” estorsione e violenza che tanti lauti guadagni assicurano a giovani e meno giovani, distruggendo ogni speranza per un futuro rispettoso delle regole di civile convivenza.
Non lasciamo sempre agli altri l’onere della responsabilità e non trastulliamoci in un negazionismo  generazionale che ci piace e conviene assumere quale alibi per le nostre incapacità o, peggio, per le nostre perverse ideologie pseudo-rivoluzionarie ammantate di modernismo sociale. Non perdiamo la speranza di assicurare ai nostri giovani diverse condizioni per un futuro migliore dove il totalizzante modello “gomorra” non sia prevalente nella società civile di Napoli, ricca di bellezze naturali e artistiche, di storia e cultura che ci invidiano in tutto il mondo. A ciascuno il suo è il senso del vecchio motto cinese che dice: “se tutti puliscono davanti al proprio uscio di casa alla fine la strada sarà pulita”.