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Tolleranza zero per la guida in stato di ebbrezza


Tolleranza zero per la guida in stato di ebbrezza

01.12.2007

Il Presidente

Pubblicato sul quotidiano: Il Campanile

In questi giorni sta girando in rete una lettera che, al di là della sua autenticità, merita un’accurata attenzione per il suo significativo contenuto. Si tratta della testimonianza raccolta da un presunto giornalista che, per caso, si è trovato a prestare assistenza ad una ragazza vittima di un incidente stradale, causato da un giovane ubriaco alla guida. Le parole sussurrate dalla donna giacente sull’asfalto prima di morire sono poi state tradotte in un’accorata lettera in cui la figlia, rivolgendosi idealmente alla mamma, dice di aver seguito tutti i suoi consigli: di non aver bevuto alcolici durante la festa a cui è andata con amici e di essere stata prudente alla guida mentre tornava a casa. Ma, purtroppo, ciò non è bastato a salvarle la vita, perché un suo coetaneo si è messo al volante di un’auto nonostante avesse “alzato il gomito”, guidando a tutta velocità. “Alla fine – si legge nella lettera – lui ha deciso di bere ed io adesso devo morire: perché le persone fanno questo, mamma?”.
La cronaca sempre più spesso porta alla ribalta casi analoghi a quello appena descritto, in cui la vittima è proprio la persona coscienziosa e rispettosa delle regole, mentre il suo “carnefice” è qualcuno che ha deciso di violare quelle stesse norme, sino alle estreme conseguenze. In tali circostanze è legittimo attendersi giustizia, ovvero che il colpevole venga punito. Ma qual è la giusta punizione? Su questo tema abbiamo assistito, nel corso degli anni, ad un mutevole atteggiamento da parte del legislatore che, solo con le recenti modifiche al codice della strada, sembra  essersi orientato in direzione di un deciso inasprimento delle sanzioni previste per la guida in stato di ebbrezza. Oggi, infatti, tale infrazione costituisce nuovamente reato e, pertanto, punibile con l’arresto ed un’ammenda. Tuttavia, a fronte di una fondata rilevanza penale insita in comportamenti dalle letali conseguenze, come appunto la guida sotto l’influsso di bevande alcoliche o di sostanze stupefacenti, è alquanto singolare che poi, nell’ambito del stesso testo legislativo, venga depenalizzata un’altra condotta, altrettanto grave, quale il rifiuto di sottoporsi alla prova dell’etilometro. Un atteggiamento equivoco, continuamente condizionato dalle emozioni suscitate dagli episodi di cronaca, che evidenzia, purtroppo, ancora una diffusa incertezza su come giudicare gli ubriachi al volante.
Negli altri Stati europei, come, ad esempio,  l’Inghilterra, già da tempo si è adottata, con notevole successo, la dura linea della intransigenza, ovvero la cosiddetta “tolleranza zero”, tanto che oggi un giovane, prima di mettersi alla guida di un’auto sotto i “fumi” dell’alcol, ci pensa due volte, perché sa a cosa va incontro. Ciò naturalmente è dovuto anche al fatto che i controlli su strada sono frequenti e chi trasgredisce viene effettivamente punito. Nel nostro Paese, invece, questi due aspetti sono, per una serie di motivi, particolarmente carenti, con la conseguenza che i trasgressori la fanno (quasi) sempre franca.
In quest’ottica, ben vengano inasprimenti normativi per questi gravi reati, come quelli presentati nel disegno di legge sulla sicurezza, proposto dal Ministro di Giustizia Clemente Mastella, in discussione al Parlamento, nella speranza che non venga modificato, o peggio “edulcorato”, e soprattutto approvato in tempi brevi, perché il problema è di massima priorità: ogni giorno, infatti, muoiono sulle nostre strade  15 persone a causa degli incidenti, e tra le principali cause figura proprio la guida in stato di ebbrezza. Si deve, perciò, capire che condurre un veicolo sotto l’influsso dell’alcol, o di sostanze stupefacenti, è un comportamento “criminale” che deve essere severamente punito, senza attenuanti. Siamo, perciò, favorevoli alle modifiche legislative proposte che potranno avere una funzione deterrente purché siano assicurati i presupposti necessari per applicarle puntualmente. Se, infatti, il rifiuto a sottoporsi alla prova dell’etilometro continuerà a configurarsi solo come un illecito amministrativo, l’accertamento della guida in stato di ebbrezza sarà sempre più problematico. Analogamente, gli inasprimenti previsti perderanno ogni efficacia se le forze di polizia stradale non verranno messe nelle condizioni di presidiare con costanza il territorio. Senza controlli non possono esserci sanzioni, né prevenzione. Nel contempo, non si cambiano i comportamenti, senza intraprendere opportune attività di sensibilizzazione e di educazione. E ciò soprattutto fra i giovani che, ahinoi, rappresentano la categoria di utenti della strada maggiormente a rischio e, pertanto, più meritevole di attenzione. Il 2010 è ormai alle porte, ma lo stato dell’incidentalità stradale in Italia è ancora troppo lontano dall’obiettivo fissato dall’Unione Europea per questa data.