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Quei poteri speciali inutilizzati


Quei poteri speciali inutilizzati

24.11.2007

Il Presidente

Pubblicato sul quotidiano: La Repubblica

Molti li maledicono, e si può anche capire il perché, ma i tanti cantieri presenti in città, a ben vedere, rappresentano una realtà territoriale sensibile alle esigenze dei propri abitanti, che si muove ed ha voglia di progredire. Sempre che i lavori pubblici vengano eseguiti nel rispetto di una progettualità chiara e definita, effettuati a regola d’arte e in tempi certi. Condizioni queste che, ahinoi, difficilmente, per non dire mai, vengono rispettate contemporaneamente nella nostra città, dove mancano un’attività di coordinamento volta ad ottimizzare l’apertura dei cantieri; un’attenta valutazione dei costi/benefici, altrimenti si capirebbe che sarebbe più vantaggioso per tutti coprire anche i turni notturni; ed un’azione di controllo sulla qualità degli interventi e sul rispetto dei termini temporali contrattualmente previsti. Di qui le legittime rimostranze dei cittadini, disposti sì a sopportare il peso dei disagi se a questi poi corrispondono dei benefici più o meno immediati. Ma quando le difficoltà si tramutano in una paralisi perenne, la pazienza cede il passo alla sfiducia ed alla insofferenza, segnali questi che testimoniano la rottura di un delicato equilibrio tra realtà ed aspettative, come ben dimostra il malcontento espresso dal quartiere di Chiaia, che poi non è diverso da quello manifestato dagli abitanti di Fuorigrotta, del Vomero o di Poggioreale.
Il vero problema, in sostanza, non sono i lavori pubblici, ma un male più grave, ormai endemico della nostra città: l’assenza dell’ordinaria amministrazione che finisce col trasformare anche la più piccola difficoltà in emergenza. In questo senso, i cantieri rappresentano un vulnus in un corpo già malato. Sotto accusa, infatti, è il governo della mobilità che è a monte della gestione dei lavori pubblici, perché le negligenze si evidenziano già nelle attività minimali, di routine, quando si è incapaci di regolarizzare il traffico ad un incrocio, provvedere alla segnaletica stradale, riparare una buca, rimuovere le auto in sosta vietata, contrastare il fenomeno dei parcheggiatori abusivi o notificare in tempo utile una multa. Gli esempi potrebbero continuare, ma già questi servono a far capire che, spesso, le emergenze sorgono proprio per incuria ed inefficienza della macchina amministrativa. In tali condizioni, è normale, poi, mettere al bando la circolazione delle auto quale “soluzione finale”; ma il problema non sono soltanto i mezzi privati, bensì la mancanza di una politica della mobilità capace di rispettare i diritti di tutti i cittadini e di soddisfarne le esigenze. Una politica che anziché interrogarsi sulle sue lacune, vaneggia sempre nuovi reati ed inasprimenti normativi per contrastare illeciti già previsti dal codice della strada (vedi il caso dei parcheggiatori abusivi e degli automobilisti indagati paradossalmente per favoreggiamento), ma mai sanzionati per negligenza  e mancanza di controlli.  
I poteri speciali, di cui oggi nessuno parla più, quasi fossero cosa passata ed archiviata, avrebbero potuto dare inizio ad una importante svolta, consentendo di modificare la pianificazione di settore che, nei fatti, si è rivelata carente, attraverso la semplificazione delle procedure amministrative. Invece, sinora nulla si è mosso con il rischio che un giorno potremmo essere, giustamente, accusati dal governo nazionale di avere avuto un’opportunità, ma di non essere riusciti a sfruttarla, a differenza di altre città come Roma e Milano. Perché sia chiara una cosa: i poteri speciali non servono a ricevere risorse aggiuntive, ma soprattutto a risolvere problemi, divenuti emergenze, con modalità decisionali ed operative più rapide ed efficienti. Uno dei nodi da sciogliere, anzi il più importante, è costituito dalla penuria di parcheggi. Ma questo argomento, per quanto paradossale possa sembrare, da noi rappresenta ancora un tabù: quando si capirà che non ci possono essere una circolazione scorrevole e trasporti pubblici funzionali, se le nostre strade, già piccole, continueranno ad essere ingolfate dalle auto in sosta? Anche limitandone la circolazione, il problema resterebbe inalterato. Si tratta di un assurdo pregiudizio che dobbiamo al più presto superare, perché la realizzazione di tali infrastrutture costituisce una condizione propedeutica necessaria per aspirare a standard di mobilità degni di una metropoli europea.