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L’identificazione del trasgressore


L’identificazione del trasgressore

30.12.2010

AutoAci

La pendenza del ricorso contro la multa non sospende il termine entro il quale il proprietario del veicolo deve comunicare alla polizia stradale il nominativo di chi era effettivamente alla guida. Il termine decorre quindi non dalla definizione del procedimento di opposizione al verbale, ma dalla richiesta della polizia di comunicare i dati. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 22881/2010 accogliendo il ricorso del Ministero dell’Interno avverso la decisione di un Giudice di Pace che aveva dato ragione ad un automobilista, multato per eccesso di velocità, il quale aveva dedotto di non essere tenuto alla comunicazione avendo impugnato il verbale di accertamento, peraltro annullato dallo stesso Giudice. A tale decisione si è opposto per cassazione il Ministero dell'Interno, sostenendo che la pendenza del ricorso sulla violazione presupposta non sospende l'indagine degli organi di polizia volta all'identificazione dell'effettivo  trasgressore, né, conseguentemente,  il  potere dei medesimi  di contestare l'illecito di omessa comunicazione dei dati del conducente. La Suprema Corte ha ritenuto fondato il motivo del ricorso specificando che il termine per comunicare i dati del conducente al momento della commessa violazione non è sospeso in attesa della definizione del procedimento di opposizione avverso il verbale di accertamento dell’illecito presupposto, né l’annullamento del predetto verbale esclude la sanzione prevista per l’omessa comunicazione dei dati del conducente, stante l’autonomia delle due infrazioni, la seconda delle quali, attiene ad un obbligo di collaborazione nell’accertamento degli illeciti stradali e dei loro autori.