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Velocità e stato di necessità


Velocità e stato di necessità

26.02.2010

AutoAci

Non può invocare l’esimente dello stato di necessità il conducente di un veicolo che, nel recarsi all’ospedale per il timore di un imminente attacco cardiaco, infrange l’articolo 142 del Codice della strada, percorrendo ad elevata velocità le strade cittadine. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione (sentenza  n. 1910/2010), respingendo il ricorso di un automobilista che, a giustificazione della sua condotta, sosteneva di trovarsi in “uno stato di grave sofferenza fisica lamentando un’improvvisa astenia, forti palpitazioni e sindrome vertiginosa che lasciavano presagire un imminente attacco cardiaco” e pertanto si stava urgentemente recando in ospedale, ove poco dopo giungeva e veniva sottoposto alle cure del caso, come risultava dal verbale del pronto soccorso prodotto in atti. Il ricorrente, quindi, adduceva di versare nello stato necessità di cui agli articoli 54 del codice penale e 4 della legge 689 del 1981. Il Giudice di Pace, invece, respingeva l’opposizione, rilevando che l’interessato non aveva negato “di aver tenuto la velocità di 163 km orari al momento dell’accertamento e di non essersi arrestato al segnale di alt della Polizia stradale”. Il successivo ricorso in Cassazione veniva ugualmente respinto per la palese infondatezza della giustificazione addotta dal ricorrente, in quanto non è “logicamente recepibile la tesi per cui il timore di un attacco cardiaco induca a guidare a 167 Km/h con pericolo per sé e per gli altri, e a non fermarsi all’alt delle forze dell’ordine invece di chiedere loro soccorso”, senza considerare che il certificato medico procurato ex post risultava essere generico ed irrilevante ai fini probatori.